
lunedì, 27 novembre 2006
..Restavo il solo a combattere contro le Aquile ma, il Deserto aiutava ed io mi annoveravo fiero tra quei sempronei, pochi, invero, che apprendevano in fretta, di buona lena, con una discreta celerità, dai. C'era una qualche difficoltà; relazionarsi con quei geroglifici, mica era cosa da niente ma, i miei scritti venivano tradotti con meticoloso fare e pazienza francescana e grazie a questi godevo di riguardi da grande Scià. Audrey, Dolce Luna, mi sosteneva, coi suoi sogni vorticosi e le eredità principesche, la Beltà che bastava a sè ed anche da venderne ne aveva. Certo Solo o, meglio, non circondato da convenzioni ed individui compromessi. Moderazione albergava altrove e, sicuro, Dispiacere non sapevo neppure cosa fosse. Si trattava di battagliare contro un'ucrònia neppure troppo remota; il filone non contemplato di qualcosa che già andava verificandosi forte dell'ignoranza altrui, parallelamente ma nell'ombra. E specchietti per le allodole svettavano tronfi, annidiati nei centri commerciali, nelle banconote variopinte, nelle vie della moda, nei conti in banca. Da intontirsi niente male appresso ai malesseri falsi dei potenti; miseri fantocci, spaventapasseri che spiegavano "Stiamo male anche noi, rammaricatevene.." O godete per dio, purché non rimaniate indifferenti. Nessun rischio, piuttosto che vivere quanto c'era da protagonisti ci si apprestava a fissare i fattacci altrui, che ne avrei spaccati di grugni se solo fosse servito a far capire una fava in più. Macché. A me era tutto chiaro. Sebbene ciò, anzi, presumibilmente proprio per questo, mi additavano addirittura per strada; chi mi temeva, appena appena mi guardava e dava vita a borbottanti mormorii, chi, abbastanza spavaldo osava avvicinarsi, una dozzina di impropri mi rigurgitava addosso. E dunque a girar con una bella scorta impolverata, in direttissima, giunta dal Maghreb appositamente per me. Tutto molto nitido, Altroché "Shalom" e "Shaab Eletto", complici di "Shaitan" già a stilare la lista del catasto sociale per noi, considerate bestie. Ma sorseggiavo liquore forte, fumavo ed amavo. Era quanto di meglio potessi asupicarmi nel mentre che organizzavo le idee e mi configuravano già tutti Guida nel prossimo Conflitto.
StefanoHezel
TheHezel
18:48 |
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lunedì, 20 novembre 2006

TheHezel
19:59 |
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mercoledì, 15 novembre 2006
..C'era da fidarsi. Pareva faticoso, Scetticismo volteggiava a destra e a manca ma, era neccesario. Sicuro. Audrey aveva gli occhi umidi e, spaventata s'intontiva in calcoli ed elucubrazioni. Io dal mio canto sfumacchiavo di buona lena. Chi traeva godimento dall'intaccare Bellezza? Donai la chitarra al figlio del Fornaio e mi ci misi di gusto a fronteggiare Loro. Si rappresentava una minaccia noi altri; attononiti nella nostra incredulità, per un poco, anche l'uno contro l'altro. Avrei dovuto premere le dita sul grilletto, laggiù all'osteria, altroché. Ma il nemico mica lo si poteva isolare e, la preservazione della propria esistenza pareva essere quella necessità suprema. Errato. La Missione c'era sfuggita di mano, avevano perorato a dovere la loro causa. Il nostro Equinozio. La precarietà dei numeri, debolezza nostra, incondizionata forza loro. Ma solo un breve cedimento, una lieve storta, camminare si doveva, altroché, ce l'avremmo fatta, ancora a ballare il Fandango e già a tracannare vino e risa, salubri e consapevoli della Grandezza della quale eravamo tutori e che avremmo difeso vita natural durante.
StefanoHezel
TheHezel
12:59 |
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lunedì, 13 novembre 2006

TheHezel
13:03 |
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..La vittoria democratica alle camere statunitensi è solo un grosso palliativo.
StefanoHezel
TheHezel
12:58 |
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domenica, 12 novembre 2006

TheHezel
12:53 |
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martedì, 07 novembre 2006
Hezel
Collettivo Noise d'Occupazione Cerebrale
Cerca Batterista.
Orfana del talento del buon Muddy Brambilla, per divergenze artistiche ed in parte umane, mendica un qualcheduno che sappia picchiare i tamburi con passione e serietà.
Si cerca un uomo.
Bianco caucasico, semita islamico, camita piuttosto che appartenente ad altre etnie minori che al momento non sovvengono.
Di età compresa tra i 20/30
Volenteroso di immolarsi alla causa.
Area di reclutamento, NordMilano.
Influenze, Marlene Kuntz, Fabrizio De André, Verdena, Afterhours, Simbolismo francese, Jeff Buckley ed altro.
No perditempo, no scazzati, no dive.
Questo è quanto
PaceEmpatiaOzio
Hezel
TheHezel
09:23 |
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lunedì, 06 novembre 2006
..Giunto oramai a lambire le sponde del soliloquio, concludo la pubblicazione del mio racconto ostinato.
StefanoHezel
***
E’ dura la vita ad Alessandria. Bisogna saper arrangiarsi e coglier le occasioni al volo. Non servono gli scrupoli e non bisogna guardare in faccia a nessuno. Questo è quanto desumo dai discorsi di Imad, la mia guida, il mio Cicerone, cugino dell’oste infingardo. Mica come me, lui sì che ha già capito tutto, ed ha solo undici anni.
Dopo una ventina di minuti arriviamo a destinazione, in quartiere decisamente povero, non che tutto attorno fosse meglio prima ma, si sa, è questione di punti di vista. Gliene do cinque di fottuti yuri e quando faccio per salutarlo con una pacca sulla spalla, lui, mi anticipa e mi porge la mano, come si fa tra uomini insomma.
L’approccio con la madre di Yasser non è poi così catastrofico come andavo pensando. Fatima, chador nero, cinquant’anni come fossero duecento, sei figli ed un marito defunto da dieci anni, mi abbraccia non appena mi vede varcare la soglia del sua casupola diroccata. Anche lei sa tutto di me, mi stringe come fossi io il suo figliolo in guerra. Mi prepara da mangiare, carne disgustosa e cipolle, che fatico come poche volte in vita a mandar giù, ma non mi sfiora neppure l’anticameraccia sgangherata del cervello di lasciare anche solo il piatto lievemente sporco. Scagiona la figlia per un amore così difficile e comprende l’odio cieco del figlio, in tutta la sua sconsideratezza. Ha un fare così tranquillo e saggio che mi sento in difetto anche solo a respirare al suo cospetto. Cavo dalla tasca la ragione della mia traversata e gliela porgo. Una collanina d’oro, avente come ciondolo l’iniziale materna, speditami dal Dany quando ha iniziato a pensare se la potesse anche cavare male. Con quella stretta al collo e nella mano callosa venne in Italia, dalla Libia, laddove s’era imbarcato. Stringendo quella vicino al cuore nei primi mesi di vitaccia, a raccogliere pomodori nei campi, riusciva a superare le giornate. Baciando quella prima di coricarsi, ritrovava la forza di riprendere ed affrontare il giorno nuovo. Ora quella collana tornava alla sua genesi, non più occhio materno a salvaguardare il figliolo, ora, solo orpello inutile, lontana dal suo protetto sarebbe stata. Fatima ha avuto un fremito sottile, quando ho fatto per porgergliela Neanche lei sa niente di lui da diversi giorni ma non ne vuole sapere di pensare al peggio. Mi ringrazia infinitamente, dice che ho fatto tanto, a me mica pare, ma forse mi lascio distrarre dalle prossime difficoltà di relazione che avrò circa la digestione, per quanto mangiato.
***
Il pezzo era buono.
Ben scritto e tutto. Ottimo attacco, sviluppo analisi delle parti. Una cartella sola ma, coi controcazzi, neppure una parola superflua, niente aggettivazione creativa o slanci letterali. Ottimo registro, perfetto compromesso tra alto e gergale e fine. Roba da invidiarlo. Già. Ed allora perché non me lo avevano pubblicato? Nel mentre che fuggivo dalla risposta, già risaputa, ordinai un’altra birra. All’inizio di questa nuova e dannata settimana, Mohammed, mi aveva detto che Yasser era arrivato ed aveva già imbracciato il fucile. Cieco coglione ostinato, mi ripetevo tra una sorsata e l’altra. Ma infondo era quello che voleva. Ed almeno una ragione di vita a cui aggrapparsi se l’era trovata il buon Dany. Feci ritorno a casa, frastornato e caotico nell’incedere. La casella della posta gonfia del suo carico aspettava da tempo d’esser svuotata. Giusto perché non avevo di meglio da fare, optai per ritirare quanto mi era stato spedito. Pubblicità, agenzie immobiliari. Supermercati, agenzie di viaggi. Una bolletta già scaduta, una cartolina dell’estate scorsa. Stavo per strappare in toto quella cartaccia sottratta a scopi più nobili quando la vidi. Il mio nome scritto come fosse quello di uno scià di Persia. E per dio il vecchio Yasser che mi aveva addirittura pensato. Tra uno sproloquio e l’altro, tra elogi alla guerra ed alla causa, lessi di molta tristezza. Andai oltre ed arrivai all’assurda richiesta. Yasser mi aveva spedito la collana che gli diede sua madre prima di venire qui in Italia. Voleva la rendessi a lei. Voleva che mi recassi in quel di Alessandria ed andassi da sua madre, Fatima. Con tutti i cugini stronzi e pulciosi, scegliere proprio me. Bah. Aprii la porta di casa senza neppure levare le chiavi dalla toppa. Raccolsi la borsaccia nera e logora che tenevo sempre pronta e corsi verso la stazione.
***
The. Non che m’aspettassi altro per colazione. E poi chissà quale fatica, per rispettare i crismi dell’ospitalità per la povera Fatima. Ho accettato con un sorriso di trentadue perle. Avevo dormito nello stanzino di Dany, nel suo letto, all’ultimo piano. Una mansardina col tetto basso, roba da capocciate violente a non esserci abituato. Stavo per congedarmi dalla madre di Dany, ringraziandola di tutto, davvero e augurando con un volto tanto serio dall’essere scavato, che tutto andasse bene per il nostro Yasser, che presto questa nuova guerra sarebbe giunta a termine e che lui avrebbe fatto ritorno a casa. Mica importa dove, se a Milano o ad Alessandria. Bastava solo tornasse. Serio, profetico sono stato, altro che. Ossequiosi saluti estintisi, Fatima mi tiene ancora saldamente il braccio. Fatico a comprendere ma presumo vuole che mi fermi. Bercia qualcosa che mi sfugge e dalla scaletta a chiocciola si odono dei passi rapidi che, senza troppo ricorrere all’immaginazione, attribuisco prontamente a Zahira. Ci studiamo a lungo, mi pare tanto una bella ragazza mediterranea, con pelle ambrata ed occhi e capelli neri come la pece. Non so cosa provo. Un poco la odio, la considero responsabile di tutto. D’altra parte, la stimo, per la sua ostinazione in direzione contraria. Restiamo lì sull’uscio, io e le donne del mio amico, col sole che già batte come un ossesso e l’aria ferma, come mai prima. È chiaramente uno di quei momenti in cui fumerei una dozzina di sigarette in culo all’altra ma, sono in una bolla temporale, in balia dell’immediato futuro sono, per dio. Zahira è la vera vittima, l’unica che esce totalmente sconfitta, orfana dei suoi intenti migliori e del suo amore. O forse no. E Yasser? se la passa bene lui, è il martire immolatosi per la causa giusta. Oppure è Fatima che è vinta senza riguardi? Con due vite da lei generate ed ora in qualche modo spezzate entrambe. E Ismael? E le sue colpe? Ed i suoi meriti? Mmh. Inizia a far caldo, urge bere qualcosa. Azzero questo grosso pallottoliere dei torti e delle ragioni, astante appena capace di capire sono stato altro che. Invero, infine, mica era un ruolo che mi spettava, è che c’eran pochi candidati, per questo ho vinto. Saluto, mi affretto. La prima corriera partirà tra breve, Tel Aviv non è vicina è lo è ancor meno Naqoura piuttosto che Beirut. Non ho mica troppo tempo. Vado.
TheHezel
12:23 |
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domenica, 05 novembre 2006
Fedele alla Linea, affondo nel Rosso.
StefanoHezel
***
Sono al terzo bicchiere di the bollente.
Ho gola e lingua ustionate piacevolmente ma, davvero qua oltre a questo non hanno di che bere ed io mi arrendo all’automatismo di doverlo fare comunque, così che trangugio grumi e robaccia aspra e maleodorante pur di illudere la mia voglia.
Non ribatto neanche più. L’oste, Shadi Amir, parla a raffica. Dopo ore di discussioni, con l’apprestarsi della venuta della sera, non sono ancora giunto a soluzione alcuna. Non posso di certo presentarmi a casa della madre di Dany troppo tardi. A maggior ragione, non vado di certo a portarle buone notizie.
Infine, dopo ciance e sputacchi e fumate toste, l’ultima proposta del dannato oste, mi pare l’unica ragionevole. E così, cava dal suo cilindro, più appropriato dire, dal suo turbante colmo di risorse, l’ennesimo cugino stronzo che si ritrova, tale Imad, che per l’equivalente di due pulciosi yuri mi porterà dritto dove devo recarmi.
E va bene farabutto semita, meschino faccendiere berbero saraceno, hai vinto te, fanculo.
Mi accendo una sigaretta ed ordino altro the, dopo aver accettato la generosa offerta, ovviamente.
***
Avevo appena incassato un bel assegno. Non che fosse chissà quale copiosa cifra, s’intende, ma mi sarebbe bastata per un po’. Non avevo di che lamentarmi. E così, pieno di benzina fatto, baule riempito di casse di birra, mi apprestavo a trovare un qualcheduno che condividesse questo poco di grazia, oltre a me medesimo. Il campanaccio di casa di Dany però suonava muto. Stavo per lanciarmi in strambe idee, quali ad esempio l’arrampicata di un me traballante lungo la grondaia tutta, quando dalla finestra emerge un riccio testone pulcioso.
- Chi è? Cosa vuoi?-
- Cercavo Yasser, sono un suo amico… -
- Sei l’amico italiano…? –
- …Sì, credo di sì… -
- Sali, io spiega tutto. –
Ci sarò entrato due o tre volte al massimo. Nella monocamera vista statale del buon Dany. Le sue quattro cose, il suo ordine discreto, da caserma di periferia e la lampadina fioca e le pentole in rame, stanche di vedersi cucinare dentro ancora, sempre le stesse pietanze. E la sua branda ben composta ed il lavabo sporco, di quel calcare atavico che intasava le case di corte. E l’umidità sovrana delle pareti ed ancora la muffa. E la cucina economica per dio, dove l’odoraccio della carne macellata e fatta sgocciolare del sangue tutto trovava modo di invadere ogni dove, davvero.
- Yasser partito, ora in Libano. –
Affermava guardando ovunque tranne che me quell’individuo ancora sconosciuto.
- Ma come sarebbe partito!!?!?!?! E poi a far che in Libano!?!???!!!? E soprattutto tu chi cazzo sei?!!??! –
- Calmo, nessuno problema, ora io spiega. Ti giuro… –
Il cugino di Dany, Mohammed, si era trasferito da Palermo, alla volta di Milano da un paio di settimane quando, il buon Yesser aveva preso la sua cazzo di decisione. La guerra in Libano proseguiva oramai da una ventina di giorni e gli Hezbollah tenevano duro, Israele col suo esercito, il più potente al mondo, non aveva avanzato di un solo passo. Pensavano fosse una passeggiata, probabilmente. In questa nuova idiozia, con l’america nel ruolo di oscura tessitrice delle sorti, l’o.n.u. inebetita ed inerme e l’Europa tutta, troppo presa dal lavare i suoi panni sporchi in casa, il mio amico Dany, cretino rampante, aveva pensato bene di partire, verso il meridione, imbarcarsi nuovamente per il medio oriente e, una volta giunto in Libano, non so in quale stato, arruolarsi anch’egli, perorare la stupidità altrui, volontario negli Hezbollah. Mohammed era sicuro ce l’avrebbe fatta e, altrettanto certamente avrebbe fatto avere suo notizie a breve. A suo dire, Dany era nel giusto e fine, il suo cammino era illuminato. Faceva tutto questo per l’onore della sorella tradita. Nel mentre che ascoltavo, non registravo realmente quanto mi veniva detto. A tratti mi lasciavo prendere dal ronzio del refrigeratore che assieme ad altri e molteplici, piccoli rumori, inondavamo cheti ma assidui, con la loro politica del disturbo la casa di Yesser. Ero assorto, quasi fossi un religioso in preghiera. Realtà da sempre tenutasi saggiamente lungi da me. Pensucchiavo con inconsistenza a Zahira, a quello che Yasser andava facendo per lei. Pensai poi alla loro madre, alla guerra, alle religioni. Ma pensavo male, ero un delinquentuccolo abituato troppo bene, mi veniva anche da pensare al fatto che avessi finito le sigarette e, vista la serietà che mi ero imposto, non osavo chiederle allo stronzo cugino di Dany. Pensai inoltre che volevo bere, mi feci un poco schifo per questo, solo un poco però ed infine, per una qualche frazione di secondo considerai, lo feci davvero, me al posto del mio amico.
Mohammed mi offrii da bere della birra. La teneva da parte appositamente per me. Sapeva che sarei venuto. Quella pulciosa teppa di Dany aveva preveduto tutto, anche che sarei andato a cercarlo e che mi sarei incazzato di brutto, roba da dieci birre per calmarmi o giù di lì per dio, altro ché.
***
TheHezel
12:55 |
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giovedì, 02 novembre 2006
..In direzione ostinata e contraria, si prosegue..
StefanoHezel
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Alessandria è il caos.
Il porto di Napoli al confronto pare essere un bimbetto timido, che nicchia, si accosta ad un angolo, punta i piedi a terra. Arrossisce, fissa il vuoto ed invoca segretamente un qualche aiuto materno. Da un paio di settimane, come andavo accennando, avevo la letteraccia, l’ultima del buon Dany, stabilitasi con non troppo agio nella tasca interna della mia giacca. In subaffitto probabile da un pacchetto di sigarette mezzo vuoto, qualche spicciolo arrugginito ed un paio di biro scariche. Ora vagheggio mascherando malamente un certo smarrimento per le vie striminzite e sature, variopinte e colme d’incomprensibile caciara. Mi perdo, mi smarrisco urto decine di persone alle quali poi porgo scuse con inchini cerimoniosi. Cammino, mi dimeno, mi guardo attorno. Dopo un’ora abbondante di ricerca di nulla mi convinco che il mio solo intuito non mi condurrà nella dimora di Yasser e vinco la mia reticenza, entro in un caffè e prendo a far domande al nerbuto oste in un esitante e tremolante arabo. Dannato Dany che più che vituperi, parolacce, insulti e bestemmie mai m’insegnò della sua lingua. Non riesco comunque ad arrivare ad un dunque; l’oste dapprima mi porge un bicchiere fumante contenente the bollente. Poi, si incupisce innanzi ad una mia richiesta probabile, non compresa da me in primo luogo, ed asserisce fermamente che non esistono case chiuse. Infine mi fa presente che le fumerie d’oppio sono state chiuse dopo la guerra ma se gli dimostro che non sono americano e non sono uno sbirro mi porta da suo cugino Alì e con l’equivalente di dieci yuri posso fumare tutta la giornata. Sebbene quest’ultima ipotesi venga corteggiata a lungo dal mio essere vizioso, mi faccio poi memore del mio da fare e, gli mostro la lettera di Dany. Si cimenta in un infelice tentativo di decifrazione dell’italiano del buon Yasser, tutto diviene molto goffo e lento, indi per cui, mi spazientisco e provo a far un poco di pressione tossicchiando appena; docilmente, sommessamente. Non avendo scaturito alcunché, mi ritrovo ad essere più plateale sino a che l’oste pensa stia addirittura male, prova a tradimento a propinarmi un altro cugino, tale Abdel Latif, il quale grazie a poteri miracolosi pare sia in grado di guarire ogni male. Mi incazzo, tiro giù tutta la valanga di impropri insegnatomi da Dany, mi gonfio, gesticolo, divengo rutilante in tutto il volto. Allorché riesco ad ottenere l’attenzione silente dell’oste. Gli faccio notare l’indirizzo scritto in arabo in fondo alla lettera e lui prende a grattarsi rozzamente la barba pulciosa. Non credo ne uscirò in fretta e soprattutto intero.
***
Calci, pugni e poi la testa intera contro il cartellone pubblicitario.
E le bestemmie, per lo più neologismi arabo italici, che rimbombano in aria. Il Dany doveva essere piuttosto incazzato ma per dio, era anche routine un certo sfogarsi, mica si pensava noialtri a dirgli qualche cosa. Mossosi però una sorta di impulso preservativo nei riguardi del compagnuzzo arabo al mio interno, presi a scostarmi con fatica dalla panchina, ove sedevo, e fumavo, Cristo solo sa quanto fumammo quella sera, con la teppa del Lucas a riempire forte, con le manacce grosse e lerce le sigarette, per dio. Con notevole barcollare misi a fuoco il Dany e mi ci avvicinai. Per un poco rimasi là ad osservarlo, con il capo inclinato da un lato e la vista nitida che andava e veniva, dandosi il cambio con una sorella più forte e decisamente più offuscata.
- Ma cosa ti è successo? –
- Cosa successo?!?! Te lo dico cosa… Lasciata. Stronzo ebreo lasciata mia sorella. –
Ed ancora con la testa tutta contro il metallo che vibrava, Cristo, a tal punto, da sembrare un debole esserino percosso brutalmente, e coi suonacci che se ne cavavano provare a mutarli in gemiti, da brividi per dio, lungo tutta la schiena.
La faccenda aveva una sua bella gravità.
Io non avevo molto da dire. Iniziai un vorticoso vacillare alla volta del Dany, ancora non dissi nulla. Avanzai qualche altro passo. Ero a pochi centimetri da Yasser, furente, tremante ed ora piangente.
Lo strinsi.
Da una settimana scarsa erano stati rapiti tre soldati d’Israele da un partito politico libanese armato, Hezbollah, il partito di dio. Lo stato di Jahvè di presta risposta aveva reagito bene, da nazione modello, che si impettisce e si fa fiera del suo fare diplomatico, aveva cercato il dialogo, già. Invadendo il sud del Libano con le sue milizie. Sfiga vuole che fra questi tre soldati, che a mio dire, avrebbero potuto fare ben altri mestieri, ci fosse il fratello maggiore di Ismael, fidanzato di Zahira. Il giovane, studente modello, occidentalista, apolitico, antimilitarista, moderato e mite, aveva perso il boccino dietro questa vicenda, come non pare neanche così assurdo supporre. Solo che dal lusco al brusco si era scoperto esser sionista nel midollo, per non dire di peggio. Aveva lasciato la povera Zahira, la cui unica colpa era d’esser d’origine musulmana, aveva abbandonato gli studi, i suoi ideali di pace borghese e s’era arruolato volontario nell’esercito, chiedendo esplicitamente di raggiunger in breve il fronte libanese.
Il mio amico Yasser aveva appreso questi fatti da un paio di lettere scritte dal pugno materno. Zahira pareva non voler far più nulla e minacciasse la morte e con la vecchia madre all’impasse e tutti i fratelli più giovani cui badare, il buon Dany si trovava proprio nella merda.
Sicuro che anche a spiegarlo il cartellone non avrebbe scagionato Yasser per le botte prese.
Proposi di fumare e mi offrii d’accompagnarlo a casa, senza dar troppo adito all’eventuale dubbio che andava insinuandosi nelle mie fatte cervella, circa la contromossa del mio compare maghrebino, scopertosi a sua volta vendicativo ed atrocemente pronto all’azione.
Le tragedie non son mica cose che t’avvisano.
***
TheHezel
12:04 |
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