Hezel. Un gruppo noise.
E basta.

Collettivo Noise d'Occupazione Cerebrale.


Image Hosted by ImageShack.us

b i o g r a f i a

s p o r e


oggi
aprile 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005


p r o s s i m i.d e l i r i






Hezel
'Indaco_Ep Tour'
[+Codeina]
Giovedì 23 Aprile 2009
"Blue Rose Saloon"
Via Carolina Romani, 1/11
Bresso (MI)
Ingresso_3Yuri
Ore_22_Circa


Hezel
'Indaco_Ep Tour'
[+LaDionea]
Sabato 23 Maggio 2009
"Mamamù"
Via Sedile di Porto, 46
Napoli(NA)
Ore_22_Circa


Hezel
'Indaco_Ep Tour'
[+Nadir+Kiwies]
Venerdì 29 Maggio 2009
"Arci Blob"
Via Casati, 31
Arcore(MB)
Ore_22_Circa



c h e.c o s a.v e d i



n o i.g e r m i



Ste. [ Rabbia, Tedio, Stridii di Corde.]

Gio. [ Malinconia, Frequenze Basse. ]

Ale. [ Doppio p., tamburi, perfezione.]


n o i.a c i d i


Scatti.

l ' i s p i r a z i o n e






s o m e o n e.e l s e



Marlene Kuntz
Afterhours
Verdena
Radiohead
Nick Cave
Jeff Buckley
Offlaga Disco Pax
Mambassa
JudA
Nadir
Sydrojé




Stefano Gianuario - "Le cose di Jack"

Hezel MySpace
Hezel Forum

Collettivo Noise MySpace
Collettivo Noise blog


v i e n i.d e n t r o



C o u n t e r


s t r o z z a t o *loading* v o l t e

C r e d i t s



template
&
image:
@ashtray_girl
tutorials:
@aya


venerdì, 19 maggio 2006

Colpe che infondo non hai
e stai ancora scontando l'ingiusta condanna
nel triste girone della maldicenza.

Gio.

TheHezel 22:58 | commenti


giovedì, 11 maggio 2006

TheHezel 15:23 | commenti


mercoledì, 10 maggio 2006

Ho spinto per bene gli elefanti dentro al forno. Ora non so che fare. E Sarah che andava dicendomi che fine, basta, l’avevano troppo delusa, che la riscoperta dell’origine, il semplice specchio potesse bastare. Tacito il mio assenso, ardimentosi i miei movimenti. Lasciavo che dicesse ogni cosa come le andava di fare. Di dire. Di pensare. Ed intanto ero già lì, preso nell’esplorazione di terreni fertili, di ricordi neanche troppo sfocati. Quante le parole che si sperdevano nella rafferma aria ancora non calda, non come avrebbe dovuto essere. Si incespica sempre sugli ausiliari. Fumo, bevo, fumo. Teppa, teppaglia, mentecatto, farabutto. Sarah, maestra di convinzione, andava sbandierando che d’ora in poi sarebbe bastata a sé. InFondo era appagata anche così. Ed io avevo preso a guardare dentro Lei. Nel mentre nel quale le sue barriere crollavano sempre più idiote, il mio grugno andava bagnandosi. Gli occhi si arrossano, la delusione incombe. Nuove tinte per la Signorina Noia. Il lubrico fradiciume si era finalmente imposto. E’ un piacere controverso il sesso orale. Ci si interroga su quale sia il dunque. Può soddisfare il soddisfare qualchedun’altro? Si può gioire delle gioie altrui? Ed il disco salta, il disco rotola, il disco rompe. Non mi sono svegliato, non ho visto il sole. Torno a bramare di essere la ragazza con la torta migliore. Mi gongolo in uno stato di sempiterna nausea, dovuta agli ultimi intrugli bevuti. Rivedere volti. Non riesco a districarmi in questo monocroma. Vorrei degustare le sostanze saline secrete da me medesimo. Chi vado deludendo. Le lacrime si imbrattano di polvere. Rincorro la vacuità, pecco di accidia mi lamento della non attività. Insulti su chiome. Invidia, di me medesimo. Lascio blaterare. Impreco ma non do adito a provocazioni. Agire non Subire.

StefanoHezel 

 

TheHezel 00:40 | commenti


martedì, 02 maggio 2006

 

“Bla”

 

ciance sulla ribellione

(Scritto per la rivista PigMagazine, pubblicato sul numero n.40 di Marzo 2006 )

 

 

..Un gorgoglio proviene dall’addome, dalla parte destra, ovvero dal luogo ove risiede il fegato. Questo a detta dei luminari. Personalmente, mi sento libero di pensare che all’interno vi sia un coacervo di putridume verdastro, definibile con un’unica ed inequivocabile parola; “budelli”. Ad ogni modo, non è questo il Dunque, tergiverso ancor prima di dar luogo all’argomentazione. La questione delle interiora però, porta con sé una minima carica propedeutica. Il mio fegato, i miei intestini, budella od interiora o, qualsivoglia denominazione gli si intenda dare, emettono il loro urlo rabbioso; oramai esausti delle mie violenze alcoliche danno vita alla protesta.

 

Si coalizzano e sbraitano.

 

Protestano, sobillano, probabile che scioperino anche. (No, quest’ultima cosa credo non sia assolutamente vera, cesserebbero le mie funzioni vitali, l’ho bellamente inventata per conferire maggiore drammaticità alle mie parole…N.d.R.)

 

In sostanza, si Ribellano.

 

Proprio quando io ho cessato di farlo. Se non altro, ho smesso di sbraitare, di berciare, di urlacchiare la mia goffa protesta. Ho perduto la Gioia della mia Rivoluzione. Ed ora sono qui a cincischiare col mio Fegato, oramai sposo designato della signorina Cirrosi Epatica. Più o meno come Vasco Rossi. Attorno agli otto anni, per una buona quantità di tempo, ho creduto fermamente che Vasco Rossi fosse un amico di mio fratello; un tizio grosso coi capelli lunghi e gli occhi di ghiaccio. Prepotente ed arrogante. Si divertiva a terrorizzare bimbi, ragazzini, pargoli, mocciosi moccolosi e quant’altro girasse in piazza Berlinguer; suo regno assoluto. Ed io, astante passivo delle sue angherie, non sapevo che pensare. Probabile che nella mia testolina di cazzo di ragazzetto proletario e stradaiolo della periferia nord di Milano, lui, si figurava come un tipo duro, rispettato e temuto, magari uno dal quale prendere esempio. Per intenderci, qualcosa tipo Johnny Strabler de “Il selvaggio”, interpretato da Marlon Brando; un vero ribelle. Poco tempo dopo scoprii tristemente che non solo Luca (l’amico di mio fratello N.d.S.) non era Vasco Rossi ma, che addirittura non era un “vero ribelle”. (Non che Vasco Rossi lo sia…N.d.R.). Devo ancora svelare l’arcano, capire la torbida dinamica per la quale la crescita è proporzionale alla consapevolezza, alla costante scoperta di cose nuove. La beatitudine dell’essere in fase pre - puberale consiste proprio nella sua sacrosanta ignoranza. Non sarebbe male rimanervi a vita in questo stato d’incoscienza? Ma ancora divago e tergiverso. Vedo di mirare meglio. La scoperta di tante, troppe nuove cose mi ha condotto verso l’inesorabile cammino dell’incazzatura cronica, dell’astio rancoroso, dell’ira indiscriminata nei riguardi di ogni forma di vita e non. Partendo dai genitori che “non mi capivano”, gli insegnanti “che mi sbattevano fuori dalla classe ingiustamente”, sino ad arrivare al tabaccaio, in quanto lo consideravo reale ed unico colpevole dei continui innalzamenti del prezzo delle sigarette. E tutta un’altra serie di cose e persone quali, la sveglia, la chiesa, lo stato, la vecchia amministratrice del mio condominio, i soldi, i fasci, il sapone, l’Italia, gli “alternativi” (veri e falsi..N.d.S.), il calcio, quasi tutto il genere femminile, i “truzzi”, le lenzuola pulite, i “cellini”, l’idiozia del maschietto sedicenne medio, i borghesotti, gli abiti nuovi…e molto altro. Credo principalmente che odiassi me e la mia ostinata incapacità di vedere le cose in un ottica semplicistica, di elargire dei salubri “ChisseNeFrega” dei “NonImporta”. Non ci stavo, punto. Intendevo cambiare, non la mia persona, sebbene sarebbe stato semplice ed indolore adattarsi all’andamento generale, scegliersi un posto e starci, bensì, volevo mutare tutto il resto. Ovviamente ciò non accadde. Tantomeno accadde ch’io mi adattassi. La fase successiva, che grossomodo coincide con quella attuale, si veste di profondo sgomento, di disillusione. L’incapacità voluta di accomodarsi, d’accettare la natura sedimentaria del creato e delle esistenze altrui, comunque, non trova posa. Ma certamente non credo più giunga la “rivoluzione che mi tiri giù dal letto”. Inoltre non ho mai “sentito” l’appartenenza alla mia generazione, ma neanche ho ambito ai ricordi non vissuti di quelle che mi hanno preceduto. E comunque credo che la maggior parte di chi ha tra i venti ed i trenta in questi anni indefinibili, non sia interessato a scendere dai molteplici letti sui quali sono state deposte le loro spoglie mortali. Belle o brutte che siano, gradevoli o meno. Anche se è auspicabile che protendano verso la bellezza. Chiaramente non intesa come valore universale di grazia, leggiadria o venustà. Ma solo come mero canone estetico dettato dai dogmi che la sovrastruttura società impone o, meglio, consiglia. In quanto l’attuale società, è tutto fuorché rigida. Solamente subdola, strisciante, come la politica liberale, non viene imposto nulla, ciononostante per godere di un posto di rilievo ma, anche solo per farne parte “sarebbe bene” seguire i dettami. I piccoli suggerimenti, le lievi esortazioni che vengono date. Dalla televisione, ad esempio, da tutto ciò che essa propina. L’intasamento del tubo catodico; dalle fiction su ogni tipo di forze dell’ordine, al ciclico arrivo di reality, ai programmi condotti da ex Dj radiofonici ora ingrassati con la perenne tinta ambrata di lampada sul volto, imbottiti di cocaina e quant’altro. Il peggio spetta alla componente femminile, ove il vezzeggiativo domina incontrastato. Vi sono letterine, veline, pippottine, fighettine, sciacquettine, sgualdrine. La femminilità calpestata dalle donne stesse, che mercificano la loro immagine e, godono, nel mantenersi nello status di oggetti animati. Sozzura, spazzatura, sporcizia. Ma il processo di demonizzazione nei confronti della maiuscola tv lascia anche il tempo che trova. La questione, si sposta dall’altra parte dello schermo, ove stanno coloro-che-guardano. Vittime consapevoli di un costante processo di indottrinamento passivo. Ma infondo la mia pigra generazione non ha poi così tante colpe. L’arte del qualunquismo da qualcheduno l’avranno pur imparta. Ci hanno tolto tutto. Tutto è già stato fatto. La Protesta di massa, dei settanta, la gaia spensieratezza materialista degli ottanta, salvo alcuni piccoli movimenti inflazionati però dal vicino retaggio della svolta epocale. La riscoperta della polemica dei novanta, spazzata via in fretta comunque dalla cronaca apatia e dall’avvento degli anni duemila. Ogni rivoluzione letteraria, musicale, pittorica, sociale, politica, sessuale. In sostanza, cosa rimane? Il pressappochismo. Bah… Nessun credo anima nulla. Si sta scendendo in basso, davvero; dilatando per bene le narici si percepisce l’olezzo dello zolfo. Credo e forse spero, si arriverà ben presto ad fraudolento bivio. O vi sarà una drastica sferzata, un immane colpo di reni e la ribellione sopita si desterà e troverà nuovi abiti e nuovi sbocchi. Oppure, più probabilmente, si chiuderanno tutti gli occhi, anche quelli delle minoranze silenziose, dei baluardi che ancora credono in una qualche forma di lotta.

StefanoHezel

TheHezel 12:37 | commenti


lunedì, 01 maggio 2006

..Perdona, il mio mestiere non è scrivere. La vanità che accettavo. Che possa andare a farsi fottere. Ma che i giorni dormienti cessino di essere. Cosa andava seguitando quel periodo di Tedio al potere? Che poi, confido nell’inutilità solubile del cosmo. Pregnanza di significato che gronda. Ma i vessilli ora sono neri e, non c’è candeggio che li sbiancherà. Il marcio schernisce il pudore sociale che giace inerme ai suoi piedi maleodoranti. Annette mi guardava con aria interrogativa, ed io che mi chiedevo cosa ci fosse di male nel contatto. Che infondo ripetevo che dell’amore ancillare non sapevo che farmene, che ero un piccolo omuncolo gretto, materialista, neppure troppo dotato. Scopare mi pareva salubre ed indolore. Forse una faccenda appena un po’ sporca. Ma decisamente gradevole. Le pagine giallo stinto, che recavano scritte quelle frasacce di quel finto luminare, riportavano verità che non consideravo. “Oggi proprio non posso, facciamo un altro giorno, facciamo che ti chiamo io”. Facciamo che non mi interessa già più, che la caducità che regola i miei piaceri, è davvero poca cosa. L’accidia, è il peccato del quale sono sicuro. Annette mi propinava nuovamente il suo sguardo. Ed io, quasi ieratico, silenzioso e poco accorto, consideravo solo che avessimo sbagliato ancora posizioni, che ogni cambio poi pareva inutile. “Sbagli a confidarti”. Grandiosa verità, già ma che ne torna. Poi, mica ho voglia di andare a rinchiudermi in un’altra prigione di carta che brucia, che le stesse voci, tendono a fondersi poi, piano in un unico suono monocorde, del quale non scordo il disgusto. L’ascetismo non è la soluzione, ma forse, la mia misantropia, trova anche fallimentare la sua costanza. La musica si interromperà bruscamente. Pochi secondi, una manciata. Tra breve, brevissimo, ora. Ed i drogati non lavorano ed io non sono né l’uno, ma neppure l’altro. Soffro di stress da tastiera. Voglio ballate distorte. Danni flussi di coscienza, l’utilità del loro defluire? E Susi, che blaterava, bofonchiava, sentenziava. “Non puoi trovare utilità ovunque”. Ma già, sai che bello. Ancora Annetta, mi parlava di un bilico che avevo già conosciuto, il quale aveva appena finito di schifarmi l’altro ieri. Puah. Non vedrò la tua faccia ne ora, ne poi ne, blablabla. Ora vado, accetto ancora la perdita.  

 

StefanoHezel

TheHezel 13:55 | commenti

Splinder logo
ultimi post | tag | utenti online | foto | video | audio
crea il tuo blog gratis su Splinder | scopri il nuovo cinema.it